
Si dice che in Albania ci siano oltre 170 mila bunker, ma nessuno conosce il numero esatto. Una cosa, però, è certa: sono tantissimi. E sono i segni tangibili del passato più recente del Paese.
Infatti furono fatti costruire da Enver Hoxha, leader di quel regime comunista che ha tenuto sotto scacco l’Albania per quasi 50 anni, con l’obiettivo di proteggere popolazione ed esercito in caso di attacco da parte di un’altra nazione. Il piano prevedeva la realizzazione di 750 mila bunker ma, secondo uno studio aggiornato al 2014 e riportato dal portale Geopop, ne sono stati censiti 173.371.
Naturalmente questi numeri potrebbero variare, ma sono davvero numerosi: viaggiando in Albania è impossibile non imbattersi in questi manufatti.
Affacciati sulla costa, nelle città, sulle montagne, nei piccoli centri abitati e lungo strade. Sono ovunque e testimoniano quanto Enver Hoxha fosse paranoico, isolazionista e profondamente ossessionato dal timore di un’invasione.
E sono di dimensioni diverse. I più piccoli, pensati per ospitare due soldati e destinati alla difesa. Quelli più grandi, utilizzati per il controllo del territorio. E, infine, strutture molto ampie, dotate di tunnel e corridoi: veri e propri paesaggi sotterranei segreti.
Oltre a riconoscerli come parte integrante del paesaggio albanese, alcuni bunker sono stati recuperati e oggi si possono visitare, mentre molti altri versano in stato di completo abbandono.
Tirana: i due bunker-museo e non solo
Tra le location d’eccezione per scoprire i bunker c’è sicuramente la capitale, Tirana. Qui ha preso vita un importante progetto di trasformazione che ha convertito due bunker in altrettanti musei: Bunk’Art 1 e Bunk’Art 2, situati rispettivamente in periferia e nel centro città.
All’esterno si presentano come semplici cupole, ma scendendo in profondità si entra in un mondo fatto di stanze senza finestre, porte blindate e ambienti pensati per proteggere da un attacco. Oggi questi spazi raccontano un periodo storico che sembra lontano, ma che appartiene ancora alla memoria recente dell’Albania e di tutta Europa.
Bunk’Art 1 è un viaggio nella storia dell’esercito comunista e nella vita quotidiana sotto il regime, mentre Bunk’Art 2 approfondisce le vicende del Ministero degli Interni dal 1912 al 1991 e svela i segreti della polizia politica del regime, la Sigurimi.

Tra le tappe imperdibili di Tirana anche il quartiere Bllok, un’area che durante il regime era inaccessibile alla maggior parte della popolazione e che oggi conserva ancora i segni di quel passato. Qui si trova il Checkpoint, un memoriale dedicato ai prigionieri politici del regime comunista. Tra i tre elementi principali che lo compongono vi è anche un piccolo bunker e un pezzo del Muro di Berlino.
Il bunker più grande dell’Albania
Nel nord del Paese, a Kukës, si trova quello che viene definito il bunker più grande dell’Albania.
Si tratta di una vera e propria città sotterranea, buia e composta da cunicoli e stanze che si sviluppano per circa 5–7 chilometri. Si ritiene potesse ospitare tra le 20 mila e le 30 mila persone.
La sua grandezza è impressionante: il complesso era progettato per includere anche una fabbrica di pane, una scuola, un ospedale, e spazi dedicati all’addestramento militare e al tiro. Insomma, non mancava nulla di ciò che il regime riteneva essenziale per la sopravvivenza della popolazione in caso di guerra.
L’idea di rendere questo enorme bunker accessibile al pubblico è emersa qualche anno fa, ma al momento non ci sono aggiornamenti concreti.

I bunker disseminati nel Paese delle Aquile sono davvero tantissimi. Alcuni, come già accennato, hanno trovato una nuova vita grazie a riconversioni creative: uno, ad esempio, è stato trasformato in uno studio di tatuaggi poco distante da Scutari, nell’omonima prefettura.
Ad Argirocastro, invece, si può visitare il Museo della Guerra Fredda, ospitato all’interno di un grande bunker conservato in maniera autentica e con pezzi di arredamento originale. Lungo circa 800 metri e composto da 59 stanze, tra cui quelle per dormire, altre dedicate agli interrogatori, quelle per i ministeri e le élite del partito, oltre a spazi per lo stoccaggio dell’acqua. Da non perdere le stanze del generatore e del sistema di filtraggio dell’aria, perché ci restituiscono un’immagine ben chiara di quali fossero le misure adottate per proteggersi da un eventuale attacco. Che non è mai avvenuto. Il bunker si trova vicino al centro cittadino e la visita dura circa venti minuti.
Merita infine una tappa anche il bunker situato su un suggestivo promontorio a Lin, sul lago di Ocrida. Questo piccolo borgo di pescatori è un vero gioiello e offre molte altre meraviglie. Tra queste, un rifugio antiatomico che oggi ospita una serie di icone sacre. Il valore aggiunto? Da qui si gode di una vista indimenticabile sul lago.
E poi ci sono tante strutture che sono state trasformate per ospitare ristoranti (sulla spiaggia di Kepi Rodonit o a Tirana). Infine nella baia di Porto Palermo si trova un bunker che serviva come base militare sottomarina durante il regime.
Sono tanti, si trovano davvero ovunque e in ogni condizione: da quelli ormai abbandonati, fino ai bunker trasformati con creatività. Ma una cosa non cambia: sono un elemento che non può passare inosservato dell’Albania.

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